| Gilad, presto a casa! |
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| Written by Administrator |
| Wednesday, 12 October 2011 11:35 |
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Gilad Shalit
Oggi, che la liberazione pare imminente, posso tirarlo fuori, aggiungerci degli aggiornamenti e pubblicarlo. Partiamo dalla parte "tecnica" dell'accordo. Diciamo subito che Israele è riuscita a escludere dalla lista dei terroristi da liberare buona parte dei "pezzi grossi" di Hamas e al-Fatah, il che è già un discreto successo e parliamo di Abdullah Barghouti, Ibrahim Hamed e Abbas Sayed e dal lato di al-Fatah di Ahmed Saadat, segretario generale del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina e Marwan Barghouti. Yoram Cohen, il capo dello Shin Bet, ha affermato che Israele non ha dato alcuna assicurazione che questi terroristi rilasciati non potrebbero essere arrestati di nuovo. Una prima tranche di 450 terroristi verrà rilasciata dovendo però sottostare a precise restrizioni. Di questi, 110 potranno tornare nella West Bank o a Gerusalemme est, 131 torneranno nella Striscia di Gaza mentre 203 verranno espulsi dalla West Bank, tra questi 40 dovranno trovare una sistemazione lontano da Gaza e West Bank. Verranno inoltre rilasciati 6 egiziani detenuti per varie ragioni nelle prigioni israeliane, questo è stato il "pagamento" richiesto dall'Egitto per la mediazione oltre, naturalmente, alle scuse per i soldati egiziani uccisi durante il raid terroristico a Eilat. A questo punto Gilad Shalit verrebbe consegnato agli egiziani e solo dopo il suo ritorno in Israele, ed entro due mesi, Israele rilascerebbe altri 550 detenuti a sua scelta. A questo punto l'operazione può dirsi conclusa e siamo tutti felici e contenti? Beh no, non è così semplice purtroppo, ci sono delle considerazioni e degli interrogativi che hanno ripreso vigore in Israele e riguardano le modalità della liberazione di Gilad. Inutile nascondersi dietro a un dito, in Israele ci sono sempre state due correnti, una era per la liberazione del ragazzo ad ogni costo della quale faceva parte la famiglia Shalit, dall'altra c'erano coloro che ritenevano che la liberazione di pericolosi terroristi avrebbe portato conseguenza superiori al beneficio della liberazione di Gilad. Questa "fazione" è guidata dai partiti di destra e, a conferma di questo, Lieberman, leader, di Israeli Beitenu, ha votato contro l'accordo durante il consiglio dei ministri chiamato da Netanyahu a decidere sullo scambio. Chi ha ragione? Tutti e nessuno, come spesso capita in situazioni nelle quali sono in gioco sentimenti da una parte e convenienza dall'altra. Ognuno delle parti ha delle ragioni condivisibili. In un'intervista a Arutz Sheva, Tzvi Goren ha affermato: "Sono contrario a questo accordo, perché i terroristi ritornano ad attività terroristiche, per esempio dopo l'accordo per liberare Elchanan Tenenbaum [che era stato rapito da Hezbollah in Libano dopo l'ingresso per un affare di droga e poi liberato in cambio di 435 terroristi], alcuni dei terroristi liberati sono tornati al terrorismo uccidendo 26 ebrei." Tzvi Goren ebbe la madre uccisa durante un attacco terroristico avvenuto con un bulldozer a Gerusalemme nel 2008. Come fare a dargli torto? Ma dalla parte opposta ci sono coloro i quali affermano che la tenacia di Israele a voler liberare i propri uomini ad ogni costo dà la sicurezza che nessuno israeliano verrà mai lasciato a sé stesso. Anche in questo caso, come dare loro torto? Veniamo ora alle ragioni politiche di questo accordo. Hamas ha fortemente voluto questo accordo e lo ha voluto ora per accrescere nella popolazione palestinese la convinzione che mentre al-Fatah insegue chimere destinate al fallimento, come il riconoscimento di uno stato palestinese all'ONU, Hamas insegue obiettivi più concreti e più dichiaratamente di "lotta al nemico sionista". Questo in vista delle elezioni nella Striscia e nella West Bank la cui data è già stata rimandata varie volte. Esiste anche un risultato, più operativo, che viene spiegato da un leader di Hamas, Khalil al-Hayya, che in un'intervista all'agenzia di stampa cinese Xinhua ha affermato che lo scambio ha dimostrato che i rapimenti sono una sistema fruttuoso promettendo che ne verranno fatti altri. Dal lato israeliano Netanyahu ha certamente segnato un punto a suo favore, convincendo i più reticenti del suo governo ad accettare l'accordo, soprattutto se si tiene conto che anche Olmert era andato vicino all'accordo nel Marzo 2009, quando era alla fine del suo mandato, senza riuscirvi, molto probabilmente perché non ebbe la forza politica d'imporre dei "sacrifici" ai suoi alleati di governo. Lo stesso Netanyahu aveva dovuto rinunciare, forse per gli stessi motivi, nel Dicembre 2009, all'inizio del suo mandato. Questa volta ci è riuscito ma il successo potrebbe diventare un boomerang se solo uno dei terroristi rilasciati dovesse compiere un atto terroristico contro ebrei in Israele, verrebbe indicato come l'unico e vero colpevole. Molto probabilmente i suoi attuali alleati, Lieberman in testa, stanno attendendo giusto questo. Tutte queste considerazioni però non devono offuscare la gioia per la cosa la momento più importante, dopo più di 5 anni di prigionia Gilad Shalit tornerà a casa, dalla sua famiglia, dai suoi amici e nel suo Paese che per riaverlo ha pagato un altissimo prezzo, ma al momento non è importante, al momento la cosa importante è la sua vita. |
Golda Meir
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