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Uccisi per la pace
Written by Michael Sfaradi   
Monday, 06 September 2010 13:33
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Talya e Yitzhak Imes
Dopo il gravissimo attentato palestinese, dove quattro civili israeliani, due uomini e due donne una delle quali al quinto mese di gravidanza, sono stati massacrati; per la cronaca sei bambini sono rimasti orfani e la comunità dove vivevano le famiglie si sta prendendo cura di loro, considerando che non hanno altri familiari in Israele, un altro attentato nella stessa zona e modalità di esecuzione, è stato portato a termine da terroristi affiliati ad Hamas nella notte fra il primo e il due settembre. Il risultato di questa seconda azione, sempre contro civili israeliani inermi, è stato di due feriti: una donna in maniera leggera e suo marito in prognosi riservata e attualmente ricoverato in sala rianimazione.  La loro auto, che è stata fatta segno di numerosi colpi di arma da fuoco automatica, è uscita di strada andandosi ad infilare in uno dei canali di irrigazione paralleli alla via di comunicazione. Debbono salva la vita all'intervento di alcuni militari israeliani che pattugliavano la zona, e che richiamati delle raffiche di mitra sono arrivati prima che i terroristi riuscissero a dare alle due vittime il colpo di grazia.
Il rischio che gli abitanti delle zone colpite dai recenti attentati decidano di farsi giustizia da soli è alto, ed è per questo che l'esercito ha rafforzato la sua presenza anche se questo potrebbe innescare scontri fra i terroristi di Hamas e le forze di sicurezza.
Questo innalzamento della tensione è dovuto, non ci sono dubbi, ad ordini precisi che arrivano dalla striscia di Gaza: i capi di Hamas stanno boicottando i colloqui di pace, che si sono appena aperti a Washington con il bene placido del presidente statunitense Obama, fra il premier israeliano Netanyahu e il presidente dell'A.N.P. Abu Mazen, e vogliono affogarli nel sangue.
In Israele sono in pochi a credere che questa tornata di colloqui possa portare da qualche parte, la maggioranza, infatti, crede che alla fine tutto si risolverà con un nulla di fatto di grande impatto mediatico.
Proprio quello che serve a far risalire le preferenze verso il partito democratico, al momento in caduta libera, in vista delle elezioni di medio termine. È anche pensiero comune che sia Netanyahu sia Abu Mazen, personaggi con esperienza politica notevolmente superiore a quella dell'attuale inquilino della Casa Bianca, abbiano dovuto fare buon viso a cattivo gioco e non potendo mettere il presidente degli Stati Uniti davanti alla realtà del suo pressappochismo in tema di politica internazionale, sono volati a Washington pur sapendo che questa tornata di colloqui è, probabilmente, solo ad uso e consumo della politica interna statunitense.
La maggioranza della popolazione israeliana, anche se la stampa ha usato in questi giorni toni di attesa, basandosi sulle esperienze passate e visto il momento storico che stiamo vivendo, impossibile non tenere in considerazione il peso delle continue minacce iraniane che possono giocare a sfavore di un qualsiasi accordo, è convinta che questa tornata di colloqui si andrà ad infrangere contro i soliti noti irrisolti ed irrisolvibili: lo status di Gerusalemme, la situazione degli eredi dei profughi palestinesi e del loro eventuale ritorno solo per citarne i più importanti.
 

Golda Meir

1golda_meir2We can forgive the Arabs for killing our children. We cannot forgive them for forcing us to kill their children. We will only have peace with the Arabs when they love their children more than they hate us.

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