| La guerra in Afganistan |
| Written by Cobra Pliskin |
| Monday, 26 July 2010 14:06 |
Sorry, no translation available at the moment
Barack Obama
Non ho ancora letto quei documenti però avevo la mia idea già da qualche tempo. Prima di tutto diamo un'occhiata ad una cartina per capire come è posizionato l'Afganistan. E' chiuso tra l'Iran a Ovest e il Pakistan a Est e Sud, a Nord ci sono gli Stati nati dal discioltosi impero sovietico. I problemi più gravi sono dati proprio dai due Paesi islamici, Pakistan e Iran. L'Iran, non può vedere di buon occhio la presenza di truppe occidentali ai suoi confini, circa 160.000 militari in Iraq e 45.000 in Afganistan, il senso di "accerchiamento" è ovvio. Il Pakistan, pur definendosi partner dell'Occidente, rimane un Paese islamico che non ha mai fatto mistero del suo disappunto per l'amicizia tra l'India, storico nemico, e gli USA. L'Afganistan è diventata in questo modo la carta moschicida dell'Islam. Gli occidentali sono stati attirati e vengono mantenuti in scacco in quella zona da fantasmi che colpiscono e spariscono. Come è possibile tutto ciò? Com'è possibile che con tutti i mezzi moderni a nostra disposizione non si riesca a individuarli e colpirli? Si possono colpire delle bande armate che dopo aver colpito si rifugiano in un Paese "amico" come il Pakistan o in Iran, Paese canaglia per definizione? Nel primo caso si perderebbe l'appoggio, sia pur limitato, di quel governo, nel secondo si creerebbe un casus belli che la maggior parte della nostra stampa definirebbe come "provocazione non necessaria". A causa di queste "limitazioni" la guerra in Afganistan è diventata una specie di partita a scacchi dove la posta non è più la lotta al terrorismo. È diventata una semplice occupazione il cui scopo è mantenere una presenza Occidentale in vista di qualcosa di diverso, l'attacco all'Iran? Probabile. È anche probabile che si sia voluto costituire una zona cuscinetto tra i due grandi Paesi islamici, con quali vantaggi? Dare coraggio all'opposizione interna di entrambe le Repubbliche Islamiche. Non è facile cercare di capire che partita si stia davvero giocando, possiamo solo provarci con le scarse informazioni in nostro possesso. C'è però un elemento che forse può essere esplicativo. La campagna elettorale di Obama, il primo nero alla Casa Bianca, fu imperniata su due grandi sfide, la prima interna e la seconda tutta estera. Quella interna, l'estensione dell'assistenza sanitaria ad altri 35 milioni di americani, è andata in porto sia pure tra mille difficoltà, quella estera, che girava su due punti basilari: chiusura di Guantanamo e ritiro da Iraq e Afganistan, è stata completamente disattesa. Perché? Obama è del Partito Democratico, che ha sempre contrastato le guerre di Bush, come mai non ha mantenuto fede alle promesse? La ragione può essere una sola, Obama, dopo aver conosciuto la situazione, ha ritenuto che il ritiro potesse essere un pericolo per gli USA (e l'Occidente) e che l'unico modo per tenere a bada questo pericolo fosse quello di mantenere le truppe (200.000 uomini e più) in quell'area. La strategia è amplissima e ci vorrebbero molti più dati per cercare di comprenderla, noi possiamo solo provarci, forse le cose saranno più chiare tra qualche mese, qualcuno dirà: "l'avevo detto io", qualche altro cercherà negli avvenimenti spiegazioni astruse praticando l'esercizio che ci riesce meglio: la dietrologia. In un modo o l'altro nessuno sarà soddisfatto. |
Golda Meir
We can forgive the Arabs for killing our children. We cannot forgive them for forcing us to kill their children. We will only have peace with the Arabs when they love their children more than they hate us. |
LOGIN
Login Form
SEARCH THE SITE
Most read
- Il summit della paura
- I nodi vengono al pettine
- Gli Amori Diversi
- Seconda Intifada: le vere ragioni
- Cosa succede tra Israele e Turchia?
- L'Erdogan fuorioso
- Rapporto della Commissione Palmer
- Moni Ovadia alla giornata della cultura ebraica, che cosa ne pensa la gente?
- Il "business" profughi
- Chi vuole la pace?
- I palestinesi "onorano" le festività ebraiche
- Viaggiare per la memoria.
- Uccisi per la pace
- Una intuizione geniale
- Scoppia la Pace?
- ANSA o non ANSA, questo è il problema
- I protocolli dei savi rispolverati
- Cosa succede in Libano
- La crisi in Libano è provocata da Teheran
- La guerra in Afganistan
- La resa dei conti
- Storie "israeliane" di vita quotidiana
- Attacco si, attacco no
- Israele avvverte: non forzerete il blocco
- Israele ferma Chomsky
- Aggredito Lars Vilks
- Perché l’Inghilterra sta aiutando gli Hezbollah?
- Lettera alla Regione Toscana
- Gran Gretagna - Israele
- Omicidio a Dubai, ennesimo pretesto per isolare Israele
- Siriano ucciso in Ungheria, è opera del Mossad?
- L’ingresso non è consentito a cani e israeliani
- E se Israele non avesse la bomba?
- Altro giro altra corsa
- Mezze verità e mezze bugie.
- Israele difende i luoghi sacri ebraici
- Turchia, Peres "sottomesso"
- Omicidio a Dubai, perché è difficile che sia stato il Mossad
- Quando la pazzia diventa arte
- Lettera aperta a Amos Oz


We can forgive the Arabs for killing our children. We cannot forgive them for forcing us to kill their children. We will only have peace with the Arabs when they love their children more than they hate us.



















Sito segnalato da e-brei.net
Articoli di Israel e Dintorni




