| La resa dei conti |
| Written by Cobra Pliskin |
| Monday, 05 July 2010 12:25 |
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Il premier turco Erdogan
Tra questi Paesi non vi è nulla in comune, nè lingua, né sistema politico, né cultura e nemmeno religione eppure fanno parte della più grande alleanza militare mai formatasi su questa terra. Lo scopo della NATO era quello di formare un fronte unico, dei Paesi sotto influenza degli USA, contro l'alterego dell'est, il Patto di Varsavia guidato dall'URSS. Oggi le cose si sono modificate e non poco, il Patto di Varsavia ha seguito le sorti dell'URSS, ma un altro pericolo si è affacciato all'orizzonte, quello islamico. Oggi la NATO è l'unica alleanza che si oppone ai Paesi islamici cosiddetti canaglia. I Paesi dell'Alleanza Atlantica hanno partecipato alla prima e seconda Guerra del Golfo, stanno combattendo in Afganistan, gli uomini di molti dei paesi membri compongono le forze di pace che sotto l'egida dell'ONU lavorano in Libano, Ciad, Balcani, Afganistan, Corno d'Africa (contro la pirateria), Georgia, Haiti. Se però diamo uno sguardo all'elenco dei Paesi ed al principale pericolo che l'Occidente si trova oggi ad affrontare c'è un elemento che stride enormemente, la Turchia. La Turchia, sotto la guida dell'attuale primo ministro Erdogan, sta diventando un Paese islamico a tutti gli effetti. E della peggiore specie, oramai le violenze contro cristiani e ebrei sono all'ordine del giorno e le autorità turche più che dire vuote parole di circostanza non fanno. Il Paese mantiene rapporti di amicizia strettissima con Iran e Siria, affianca il regime terroristico di Hamas a Gaza (intervista rilasciata da Erdogan il 4 Giugno: "L'ho detto ai dirigenti americani, io non considero Hamas un'organizzazione terroristica. La penso ancora così. Loro difendono la loro terra."), mentre dall'altra parte del Mondo è assidua frequentatrice della corte di Chavez, presidente del Venezuela, che in vista della definitiva uscita di scena del dittatore cubano Fidel Castro vuole proporsi quale paladino dei diritti dei Paesi sudamericani contro la leadership statunitense del continente americano. Siamo davvero tanto sicuri che la Turchia abbia oggi i requisiti giusti per far parte della NATO? Pare proprio di no, eppure nessuno pare far niente. Certo si è raffreddato il partito che spingeva per avere la Turchia in Europa, troppe le differenze ed i comportamenti ma nessuno pare intenzionato a fare il primo passo, dire la prima parola per quanto riguarda l'imcompatibilità della Turchia con l'Europa. Nel caso della NATO il problema invece è differente, è una questione di sicurezza. Le autorità militari turche conoscono i codici NATO, le modalità d'ingaggio, le dislocazioni delle unità e delle truppe, tutte informazioni che se cadessero nelle mani delle persone sbagliate metterebbero in serio pericolo l'intero sistema difensivo non solo europeo. Non sarebbe il caso di "congelare" la posizione della Turchia nella NATO fino a quando non chiarirà da che parte sta? Ma c'è di più. Nell'elenco dei paesi della NATO manca un nome: Israele. Per quale strana ragione la Turchia ha il diritto di farne parte e Israele no? Israele è un paese occidentale a tutti gli effetti, le sue coste mediterranee non sono tanto lontane da quelle greche e turche. L'esercito israeliano ha il medesimo addestramento di quello di buona parte dei Paesi che fanno parte della NATO, i suoi mezzi sono spesso gli stessi, dov'è il problema nel far entrare Israele nella NATO? È o non è l'unica democrazia mediorientale? Il suo ingresso nell'Alleanza Atlantica sarebbe anche un chiaro messaggio proprio per quei Paesi che hanno deciso di iniziare un conflitto, per ora strisciante, contro l'Occidente (vd. Iran) e per il terrorismo islamico che vede proprio in Israele il suo peggiore nemico, la pianta cattiva da sradicare. Il messaggio sarebbe: Altolà! Ogni aggressione contro Israele sarebbe un'aggressione alla NATO e la reazione sarebbe quella di 28 Paesi e non uno. Non pensate che questo farebbe venire a più miti consigli l'Islam più radicale? Qualcuno obietterà, si, ma così l'Europa si esporrebbe a eventuali attentati terroristici. E gli attentati di Madrid e Londra? Ci rendiamo conto che il sistema usato dai terroristi islamici è stato mutuato dalla nostra mafia? Si compiono attentati "preventivi" in modo da "guidare" le decisioni di un governo, è accettabile tutto ciò? E come potrebbero aumentare i pericoli per l'Europa con l'ingresso di Israele nella NATO e, perché no, anche in Europa? Da un po' di tempo vado dicendo che la resa dei conti è vicina e verrà scatenata da un eventuale attacco contro l'Iran. Con il passare del tempo l'attacco sta diventando sempre più inevitabile ed i principali protagonisti (Stati Uniti e Iran) si stanno muovendo per tessere alleanze e cooperazioni più o meno evidenti. Quando quel giorno verrà si delineeranno finalmente in modo chiaro gli schieramenti. Che farà la Turchia? Parteciperà oppure, come è lecito aspettarsi, verrà tenuta fuori per impedirle di fare danni? Riuscirà l'Egitto a tenere a bada il radicalismo islamico interno che sicuramente farà sollevare le piazze contro Moubarak? Sarà in grado re ‘Abd Allāh in Arabia Saudita di fare lo stesso? E, soprattutto, sarà in grado l'Europa d'impedire una sollevazione della sua opinione pubblica schiava dei voleri dei paci-fascisti contro l'intervento militare? L'unico Paese che non avrà questo genere di problemi è proprio Israele e potrebbe essere d'esempio ad un'Europa pavida e chiacchierona. Certo che l'ingresso di Israele nella NATO è un cammino lungo e tortuoso ma se non inizia non vedrà mai fine. È ora di iniziare questo cammino, serve solo qualcuno che faccia il primo passo. Chi avrà la giusta dose di palle da proporlo per primo? Vedremo. |
Golda Meir
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Sito segnalato da e-brei.net
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