| Israele difende i luoghi sacri ebraici |
| Written by Michael Sfaradi |
| Tuesday, 02 March 2010 08:29 |
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Il Muro a Gerusalemme
D a qualche giorno si registrano a Gerusalemme e a Hebron, scontri fra la polizia israeliana e giovani palestinesi e, come al solito, ci sono lanci di pietre da una parte e lacrimogeni dall'altra.Questi scontri sono partiti in sordina, non è la prima volta che succede, e stanno seguendo lo stesso copione che caratterizzò i primi giorni delle due sanguinose intifade, forse i dirigenti palestinesi pensano che questo sia il momento adatto per farne scoppiare una terza. La "scusa" di queste contestazioni è la decisione da parte del governo israeliano di dichiarare i luoghi santi della religione ebraica, anche fuori dai confini dello Stato di Israele, di interesse nazionale e che dovranno essere protetti al fine di evitare qualsiasi cambiamento dello "status quo". In particolare i siti "sensibili" sono le tombe dei patriarchi di Hebron, la tomba di Rachele a Betlemme e quella di Giuseppe a Nablus; e non è detto che in futuro ne possano essere aggiunti degli altri. Si tratta di luoghi da sempre sacri per l'Ebraismo e lo divennero, in un secondo momento, anche per il Cristianesimo e l'Islam. La decisione, fortemente caldeggiata dalla parte religiosa dell'elettorato israeliano, è dovuta, al timore che quei siti possano subire, come è già accaduto in passato (ricordiamo lo scempio che fu fatto della tomba di Giuseppe all'indomani della firma dei trattati di Oslo) nuovi e più cruenti attacchi. Con questa legge il governo israeliano vuole mandare un messaggio chiaro: non saranno tollerati danneggiamenti, distruzioni o, nel peggiore dei casi, un cambiamento della sacralità del sito a favore della sola fede islamica. Il punto è proprio questo: ci duole dirlo, ma troppe volte nel corso dei secoli, siamo stati testimoni di atteggiamenti violenti e irrispettosi da parte di larghi strati della popolazione islamica mondiale nei confronti delle altre due religioni monoteistiche e troppe volte luoghi sacri per tutti sono stati totalmente islamizzati. Un esempio per tutti, che può dare il senso dello sfregio, fu il ritrovamento, all'indomani della riunificazione di Gerusalemme, delle pietre tombali trafugate dal cimitero ebraico ed usate per lastricare le latrine pubbliche della città vecchia. La libertà di culto e l'ordinata divisione dei luoghi sacri in maniera da permettere a tutti il corretto svolgimento delle preghiere, secondo i riti dettati dalle varie tradizioni, si ha solo dal 1967 sotto la responsabilità delle autorità israeliane. Prima della guerra dei sei giorni, infatti, agli ebrei era vietato dalle autorità giordane l'ingresso all'interno della città vecchia di Gerusalemme dove si trova il luogo più importante della tradizione religiosa ebraica, cioè Il Muro Occidentale (muro del pianto), ad Hebron, e a tutti gli altri siti di importanza religiosa che solo ora, decisamente in ritardo, vengono presi sotto custodia dalle autorità dello Stato ebraico. Siamo abituati alle voci di protesta che si levano dal mondo occidentale ogni volta che il governo israeliano prende delle decisioni che possono toccare quella fragile equilibrio sul quale si regge la calma armata che caratterizza i rapporti fra l'Occidente e il mondo islamico, ma questa volta il messaggio indirizzato verso chi giorno dopo giorno cerca, con ogni mezzo, di islamizzare il bacino del Mediterraneo, è molto chiaro, e le proteste che ne sono scaturite sono il segno che chi doveva capire ha capito. Lo Stato di Israele, laico e democratico, ha dei doveri anche nei confronti di quella parte religiosa che ne fa parte, che non ha problemi a condividere i siti con le altre religioni, ma che non vuole più vedersi tagliato fuori da essi. Opinione diffusa, e non solo in Israele, è che la convivenza pacifica è nel rispetto reciproco e che non è una strada a senso unico. Bisogna mettere un freno alla cancellazione della cultura occidentale, dei suoi luoghi e dei suoi simboli e che i governi europei anziché criticare dovrebbero far propria la linea israeliana sull'argomento prima che sia troppo tardi. |
Golda Meir
We can forgive the Arabs for killing our children. We cannot forgive them for forcing us to kill their children. We will only have peace with the Arabs when they love their children more than they hate us. |
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