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I nodi vengono al pettine PDF Stampa E-mail
Scritto da Cobra Pliskin   
Martedì 17 Gennaio 2012 11:27
hormuz
Stretto di Hormuz
A cavallo tra il 2011 e 2012 l'Iran ha effettuato delle esercitazioni navali di enormi proporzioni che hanno interessato le acque esterne dello Stretto di Hormuz.
Lo scopo dell'esercitazione è stato soprattutto quello di mostrare i muscoli al nemico USA laddove questi pensasse di risolvere militarmente il problema del nucleare iraniano, alla fine delle esercitazioni il vicepresidente iraniano aveva minacciato di chiudere lo Stretto di Hormuz, minaccia rivolta soprattutto a quei Paesi che utilizzano il passaggio per il trasporto del loro petrolio ovvero: Arabia Saudita, Kuwait e Emirati Uniti che sono da sempre alleati del "diavolo" USA. La cosa strana è che il blocco navale dello Stretto di Hormuz è una delle misure anti-Iran che sono al momento sul tavolo di Obama.
Il Presidente americano ha davanti a sé un 2012 di fuoco.
A Novembre ci saranno le presidenziali alle quali lui si presenta con qualche successo al suo attivo: estensione dell'assistenza sanitaria, ritiro dall'Iraq, eliminazione di Bin Laden ma con molti più fallimenti: l'Afghanistan rimane un serbatoio di terrorismo, il Pakistan, storico alleato statunitense, si sta ulteriormente radicalizzando in chiave islamica, Guantanamo, che Obama aveva promesso di chiudere come suo primo atto da Presidente, funziona a pieno ritmo e gli "ospiti" sono aumentati, le "primavere arabe" sono state salutate come la democratizzazione di importanti Paesi arabi dimostrando così che l'amministrazione americana, Hillary Clinton in testa, non ha capito un beneamato cazzo del mondo arabo; ma l'elenco dei fallimenti potrebbe continuare.
In una situazione del genere Obama è preoccupato dall'evolvere della situazione con l'Iran e non sa quale opzione preferire.
Continuare solamente con le sanzioni è rischioso perché è tutto tempo guadagnato dagli ayatollah iraniani verso la realizzazione dell'arma nucleare, accelerare, chiudendo lo Stretto di Hormuz, è altrettanto rischioso soprattutto per quello che vorrebbe dire da un punto di vista "emozionale" il blocco delle esportazioni del petrolio iraniano.
La crisi economica nella quale si dibatte l'occidente e la conseguente stagnazione industriale hanno diminuito di molto la domanda di petrolio a fronte di un'offerta che la supera di gran lunga però il mercato del petrolio è duplice, c'è un "mercato fisico" sul quale s'incontrano offerta e domanda, vista la preponderanza della prima sulla seconda il prezzo dovrebbe scendere notevolmente, esiste però un "mercato finanziario" che valuta le prospettive a medio termine e che decide il prezzo.
Esiste quindi il reale pericolo che il blocco dello Stretto di Hormuz getti nel panico i mercati finanziari facendo salire alle stelle il costo del petrolio nonostante la stagnazione della domanda; tutto ciò preoccupa Obama in vista delle presidenziali nonostante che Arabia Saudita, Kuwait e Emirati Uniti si siano detti pronti a mettere sul mercato tutta la loro produzione di oro nero in modo da soddisfare anche un eventuale aumento di domanda.
Ancora una volta Obama dimostra di non sapere cosa fare e questo a tutto vantaggio dell'Iran.
C'è poi l'incognita Israele.
Questo Paese è il più immediato interessato al nucleare iraniano che viene visto, giustamente, come una minaccia reale alla sua stessa esistenza, Bibì Netanyahu, anche durante la sua ultima visita a Washington ha rimesso sul tavolo la questione che ritiene, giustamente, di primaria importanza.
Dal canto suo Obama è preoccupato di un eventuale colpo di testa degli israeliani con un, da più parti ventilato, attacco ai siti nucleari iraniani e pretende di conoscere da Bibì quali sono le intenzioni dello stato ebraico.
Domanda stupida per due ragioni principali.
Se Obama avesse "studiato" saprebbe che Israele è pronta ad attaccare anche oggi, sicuramente esistono più piani di attacco che molto probabilmente rimangono nel cassetto a causa di quella che potrebbe essere la reazione iraniana alla quale Israele, almeno per il momento, non è ancora pronta.
La seconda ragione è una questione di sicurezza che ha insegnato a Israele a non fidarsi soprattutto dei suoi alleati, se e quando Israele deciderà di attaccare lo leggeremo sui giornali a cose avvenute.
Avvenne lo stesso quando venne distrutto il sito nucleare iracheno, quello siriano e quando, ad esempio, gli aerei con il Meghen David volarono verso il Sudan per distruggere, chirurgicamente, un convoglio di TIR con armi e esplosivi destinati a Gaza.
Anche l'Iran ha i suoi problemi e non sono di poco conto.
L'opposizione interna viene tenuta a bada con il terrore ma le fila degli oppositori s'ingrossano sempre di più, lo scontro istituzionale che vede il Presidente iraniano Ahmidejan e la guida suprema Khaemini in disaccordo su quasi tutto s'inasprisce sempre di più.
C'è poi la questione Siria.
Il regime di Bashur al-Assad vacilla sotto l'urto delle proteste annegate nel sangue, buona parte del mondo islamico ha preso le distanze ed è molto probabile che Bashur dovrà passare la mano fuggendo in qualche Paese amico per non fare la fine di Gheddafi.
A questo punto l'Iran perderebbe un alleato preziosissimo , una via di passaggio verso il Mediterraneo oltreché verso i confini dell'odiata Israele.
Sarebbe un durissimo colpo per il regime degli ayatollah.
Come si capisce la situazione è davvero arrivata alle fasi finali e può essere risolta, anzi DEVE essere risolta, con una decisione americana; Obama non può più far finta di non vedere e deve, finalmente, prendere una decisione prima che siano gli altri a decidere per lui come è avvenuto per tutta la durata del suo mandato.
 

Golda Meir

1golda_meir2Possiamo perdonare gli arabi se uccidono i nostri bambini. Ma non possiamo perdonarli se ci costringono ad uccidere i loro. Avremo la pace solo quando gli arabi ameranno i loro bambini più di quanto odino noi.

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