| Elenuccia la Matta |
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| Scritto da Cobra Pliskin |
| Sabato 12 Novembre 2011 11:00 |
Corona posta alla lapide
È il secondo anno che, grazie al nipote Marco Di Porto, viene ricordata Elena Di Porto, o Elenuccia la matta come veniva definita nel Ghetto romano. Alla commemorazione hanno partecipato, insieme a Marco Di Porto e tantissimi amici, alcuni arrivati anche da molto lontano, il Presidente della Comunità, Riccardo Pacifici, esponenti dell'ANP (Associazione Nazionale Partigiani), il direttore del Museo della Shoah, Marcello Pezzetti e il segretario del PD cittadino, Marco Miccoli. Difficile spiegare chi fosse Elena Di Porto, l'unico modo è quello di utilizzare "testimonianze della memoria" ovvero i racconti tramandati nelle famiglie ebree che hanno vissuto quell'epoca, possiamo usare le parole di Mirella Coen: "Sono stata vicina di casa del marito della signora Elena, la famiglia abitava sopra a noi a Trastevere, la mia famiglia mi raccontava sempre del coraggio e combattività della nonna di Marco, anche vero che prima della razzia del 16 ottobre 1943, corse per le strade del ghetto gridando di scappare
Lapide commemorativa alla Sinagoga
È fra i nomi dei partigiani sulla lapide del tempio maggiore di Roma. Onore a lei e chi combatté con coraggio, ho sentito il dovere di scrivere ciò, perche questa storia me l'hanno raccontata i miei genitori, se avessero ascoltato il suo avvertimento molti si sarebbero salvati, compresa la sorella di mia madre incinta di 5 mesi che fu deportata il 16 ottobre anche se non abitava nel ghetto ma vicino piazza Vittorio. Amici miei questo e' stato!!!! Elena di Porto era una donna del popolo non istruita questo si ma aveva la grinta e l'intelligenza di una leonessa, onore a lei." Oppure riportare quanto scritto in alcuni articoli comparsi nell'immediato dopoguerra. "Alla fine i tedeschi furono troppo forti anche per lei, Elena Di Porto, antifascista romana ed ebrea , figlia del vecchio ghetto. I fascisti italiani non ce l'avevano fatta. Chissà perché Elena Di Porto - pure nata Di Porto - con tutti i problemi che aveva, come il combattimento giornaliero per la famiglia, i due figli piccoli, la vita non certo facile nel ghetto di Roma, chissà perché questa donna singolare e fierissima volle impegnarsi nell'antifascismo attivo, nel momento in cui in Italia gli antifascisti veri si contavano sulle punta delle dita. Forse perché Elena non volle mai, non poté mai subire prepotenze, ne vederne commettere, da parte di nessuno. E forse questo suo spirito garibaldino era aiutato da una forza fisica non comune, da una passione del tutto originale, per l'epoca e per l'ambiente, per il pugilato,tanto che i suoi due figli
Riccardo Pacifici
Se negli anni del "consenso", quelli della guerra in Etiopia, circolarono ancora per Roma foglietti antifascisti, si può essere sicuri che qualcuno di quei volantini era stato portato in giro da Elena Di Porto. Ci volle poco a metterla nei pasticci ed a mettere nei pasticci tutta la famiglia che ad un certo momento, giudicandola una "esaltata" la mise un po' da parte, prendendo le dovute distanze. D'altronde, dati i tempi, era difficile capirla. Elena non si perse d'animo e continuò a contribuire,al mantenimento dei due bambini. Ed anche in questo contributo vi fu qualcosa di strano: lei che aveva quella singolare passione per la boxe, lavorava di "crochet". Ai figli trasmise due grandi amori: per la libertà e per la boxe. Fu anzi lei a insegnar loro a tirare i primi colpi." Credo che basterebbe un solo dato per far capire che donna fosse, quando venne a sapere dell'imminente rastrellamento da parte dei nazisti nel Ghetto di Roma non ebbe dubbi, invece di mettersi in salvo fece l'esatto contrario, si espose ancora di più mettendo in guardia, non creduta, gli abitanti del Ghetto. Quanti avrebbero fatto lo stesso? |
Golda Meir
Possiamo perdonare gli arabi se uccidono i nostri bambini. Ma non possiamo perdonarli se ci costringono ad uccidere i loro. Avremo la pace solo quando gli arabi ameranno i loro bambini più di quanto odino noi. |
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