| Il "business" profughi |
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| Scritto da Cobra Pliskin |
| Mercoledì 27 Aprile 2011 10:04 |
Khaled Mashaal (Hamas)
Niente di tutto questo. Il "diritto al ritorno" così come la pretesa di dividere Gerusalemme fa parte dello steso bagaglio d'impedimenti che gli arabi hanno inventato per non dire chiaramente la verità, ovvero che per loro la pace sarà possibile solamente quando Israele scomparirà dalle cartine geografiche. Per capire di cosa si sta parlando dobbiamo comprendere il significato di "diritto al ritorno". Secondo gli arabi gli israeliani scacciarono dal Paese i palestinesi "rubando" loro case e terreni. La falsità di un'affermazione del genere è abbastanza evidente se si da uno sguardo all'attuale popolazione israeliana: 76% ebrei, 20% arabi, 4% altri, mi pare abbastanza evidente che se gli ebrei si fossero liberati degli arabi (poi diventati palestinesi dopo il 1967) non esisterebbe quel 20% di popolazione araba nell'attuale Israele. La verità è un'altra, nel 1948 all'indomani della dichiarazione dello Stato di Israele i vicini arabi attaccarono il nascituro stato con l'intento di distruggerlo e cancellare così la presenza ebraica in Medio Oriente. Il risultato finale fu che la Giordania OCCUPO' quella che oggi viene definita West Bank, l'Egitto si prese la Striscia di Gaza ma non riuscirono a intaccare di un solo metro il territorio dello Stato d'Israele. Questa guerra provocò un esodo sia di arabi che vivevano in Israele sia di ebrei che vivevano negli stati arabi attaccanti. I numeri non sono mai stati chiarissimi, qualche autore riporta 726mila arabi che lasciarono Israele, altri parlano di 748mila, certamente, migliaia in più o in meno coloro che lasciarono le loro case non furono più di 750mila. Costretti dagli ebrei a lasciare le loro case? Questa è la versione degli arabi, però la domanda che uno si pone è: se gli ebrei hanno COSTRETTO gli arabi a abbandonare il Paese come mai la popolazione israeliana è formata dal 20% di arabi? Evidentemente qualcosa nelle affermazioni degli arabi non funziona (eufemismo per dire che mentono sapendo di mentire). I profughi arabi che lasciarono Israele vivevano per la maggior parte in paesini arabi del nord e nord-est dove la guerra fu particolarmente cruenta, la maggior parte di loro abbandonò Israele per evitare di essere definiti "traditori" dalle truppe siriane e libanesi, altri lo fecero per paura di essere "sgozzati" dagli ebrei, una voce che era stata sparsa ad arte dagli arabi che raccontavano di massacri di massa compiuti dalle truppe ebraiche, massacri che non trovarono alcun riscontro nella realtà. Altri, una minima parte, vennero allontanati dalle truppe ebraiche per non trovarsi presi tra due fuochi: truppe arabe di fronte e combattenti arabi (infiltratisi da tempo) in questi villaggi arabi. Il numero di questi profughi è, come abbiamo detto, di non più di 750mila persone, quasi pari a quello dei profughi ebrei che furono costretti a lasciare i Paesi arabi dei quali naturalmente nessuno parla. Veniamo ora al "diritto al ritorno" PRETESO dagli arabi. Secondo gli arabi Israele dovrebbe non solo permettere a questi profughi, ovvero ai loro discendenti, di tornare in Israele ma dovrebbe anche indennizzarli. Come si fa a decidere chi sarebbero questi arabi-palestinesi che dovrebbero poter tornare in Israele? Il calcolo è molto semplice: sono tutti quei palestinesi che vengono mantenuti, dai loro FRATELLI arabi, da anni nei 59 campi profughi che ci sono a Gaza, Libano, Siria, Giordania , ovvero svariati milioni, secondo un censimento del 2005 sarebbero circa 4,3 milioni. In altre parole se gli arabi non riescono a cancellare Israele con una guerra lo vorrebbero farlo con un'islamizzazione che partirebbe dall'interno, cosa che avverrebbe nel momento in cui venisse accettato il "diritto al ritorno". Cosa accadrebbe in Israele se a una popolazione di circa 5,4 milioni di ebrei e 1,4 milioni di arabi si aggiungessero altri 4,3 milioni di arabi? Facile immaginarlo, gli arabi supererebbero gli ebrei con conseguenze a dir poco tragiche. Qualcuno si chiederà come mai a fronte di circa 750mila profughi del 1948 si arriva oggi a 4,3 milioni, interrogativo legittimo e facile da spiegare. Per "assistere" questi profughi venne creato un organismo internazionale, l'UNRWA, secondo il quale i rifugiati palestinesi sono "... persone il cui normale luogo di residenza era la Palestina tra il giugno 1946 e il maggio 1948, che hanno perso tanto le loro abitazioni quanto i loro mezzi di sussistenza come risultato della Guerra arabo-israeliana del 1948". E fino a qui potremmo anche essere d'accordo, sennonché questo stesso organismo ha deciso che lo status di rifugiato, cosa valida solo per i rifugiati palestinesi, è uno status EREDITARIO. Il risultato è che i rifugiati invece di diminuire, come sarebbe logico aspettarsi, sono aumentati a dismisura andando a formare una quinta colonna pronta a invadere Israele in modo "legale". È abbastanza ovvio che una situazione del genere è improponibile e inaccettabile, ma nessuno, tranne Israele, trova nulla da ridire quando puntualmente l'ennesimo ricatto arabo viene fuori con l'evidente intento d'impedire qualsiasi negoziato di pace. |
Golda Meir
Possiamo perdonare gli arabi se uccidono i nostri bambini. Ma non possiamo perdonarli se ci costringono ad uccidere i loro. Avremo la pace solo quando gli arabi ameranno i loro bambini più di quanto odino noi. |
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