Home Notizie La crisi in Libano è provocata da Teheran
La crisi in Libano è provocata da Teheran PDF Stampa E-mail
Scritto da Michael Sfaradi   
Mercoledì 04 Agosto 2010 00:00
nashrallah
Hassan Nashrallah
Per capire la situazione che si sta creando in medio oriente è necessario mettere ordine sui fatti degli ultimi giorni anche perché fra omissioni, ritardi e "dimenticanze", i media hanno fatto di tutto per creare confusione evitando, in questo sono maestri, di pubblicare le notizie nei tempi e nei modi in cui i fatti sono accaduti. Serve inoltre mettere a fuoco la linea che unisce questi episodi, che acquistano senso solo se analizzati nel loro insieme.
Viene alla luce il piano organizzato dal burattinaio che ha tentacoli in Libano, Siria e Gaza, e la testa pensante a Teheran.
Venerdì 30 luglio un razzo Grad lanciato dalla striscia di Gaza ha colpito la città di Ashkelon, il giorno dopo un missile Qassam, ha colpito Sderot distruggendo un edificio adibito a centro per il recupero di persone diversamente abili, solo perché il fatto è accaduto di sabato, giorno di festa in Israele, si è evitato un massacro.
Vanno poi aggiunti la reazione israeliana, che ha bombardato uno dei centri di comando di Hamas, e l'esplosione accidentale di un altro razzo Grad, sicuramente destinato ad essere lanciato verso Israele all'interno di un'abitazione privata, e il lancio di altri cinque razzi dello stesso modello verso Eilat.
Dopo aver riscaldato il Sud, il "burattinaio" si è dedicato al Nord ed ecco che ieri dei soldati libanesi hanno aperto il fuoco contro un gruppo di militari israeliani intenti a sradicare un albero che ostacolava la visuale sulla linea di frontiera.
Questa aggressione, lo stesso esercito libanese ha ammesso di aver aperto il fuoco per primo e che l'albero in questione si trovava in territorio israeliano, e la conseguente reazione dell'esercito di Gerusalemme, sono costate la vita a tre militari libanesi, un giornalista e un ufficiale dell'esercito israeliano; oltre al ferimento di almeno altre 15 persone.
Anche se con una la mediazione delle Nazioni Unite si è giunti ad un chiarimento che dovrebbe riportare, il condizionale è d'obbligo, la calma in zona, il confine fra Israele e il Libano rimane la valvola di sfogo verso la quale far confluire la quasi totalità dei problemi regionali.
Il motivo di tanto nervosismo è l'avvicinarsi della data in cui verranno resi noti dalla commissione d'inchiesta i nomi dei mandanti dell'omicidio dell'ex primo ministro libanese Hariri.
Hassan Nasrallah, capo di Hezbollah e proconsole di Ahmedinejad nel paese dei cedri, che è pesantemente coinvolto e sa che della lista di nomi fanno parte alcuni suoi fedelissimi, ha tutto l'interesse ad infiammare il confine fino a scatenare una nuova guerra con lo Stato ebraico, pur di distogliere l'attenzione della comunità internazionale e non rendere conto del suo operato criminale.
Dal 2006 ad oggi l'afflusso di armamenti di fabbricazione iraniana è stato costante tanto quanto è stata inutile la presenza delle truppe Onu che tutto hanno fatto, tranne quello che dovevano fare, tutti gli esperti sono sempre stati d'accordo sul fatto che la risoluzione 1701 non era rispettata da Hezbollah né fatta rispettare dall'Unifil2.
Ora che la milizia sciita è di nuovo ben armata e strettamente alleata con l'esercito regolare libanese, i tempi per una nuova guerra sono pronti e non è errato considerare lo scontro a fuoco di due giorni fa come il prologo di un tragedia annunciata.
La responsabilità morale, nel caso di apertura di ostilità, ricadrebbe sulla comunità internazionale e in particolare sulla Francia, la Spagna e l'Italia che, impegnate sul territorio, non sono state in grado di assolvere agli impegni.
 

Golda Meir

1golda_meir2Possiamo perdonare gli arabi se uccidono i nostri bambini. Ma non possiamo perdonarli se ci costringono ad uccidere i loro. Avremo la pace solo quando gli arabi ameranno i loro bambini più di quanto odino noi.

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