Home Notizie Israele La demonizzazione di Israele colpisce soprattutto i palestinesi
La demonizzazione di Israele colpisce soprattutto i palestinesi PDF Stampa E-mail
Scritto da Mudar Zahran   
Domenica 01 Agosto 2010 16:36
nabih_berri
Nabih Berri
NON SONO IO L'AUTORE DI QUESTO ARTICOLO (e mi dispiace molto), è stato scritto da Mudar Zahran per il Jerusalem Post, ho solo provato a tradurlo in italiano nel modo più fedele possibile, ritengo che meriti essere letto.

Dopo la creazione dello Stato d'Israele, i media internazionali non hanno fatto altro che criticare lo Stato ebraico su quasi tutto. Questo sistema si è evoluto fino a diventare un modello culturale, al punto che molti giornali di fama internazionale, hanno un pulsante "Israele" o "conflitto arabo-israeliano" sui propri siti Web, con contenuti poco positivi su Israele.
L'ostilità dei media verso Israele è stata principalmente incentrata sulle sue operazioni militari e, in tempi più tranquilli, sulle condizioni di vita dei palestinesi in Israele.  Abbastanza sorprendentemente, i media internazionali, e in particolare quelli occidentali, prestano ben poca attenzione alle condizioni dei palestinesi che vivono nei paesi arabi, nonostante l'estrema oppressione a cui sono stati sottoposti per decenni in molti paesi arabi.
Questi palestinesi non hanno qualcuno che parli per loro nei media, forse perché una storia su paesi diversi da Israele è meno interessante o seducente per gli standard dei media.
Questa tendenza a incolpare Israele per tutto ha portato allo sviluppo di numerosi miti circa la situazione dei palestinesi e hanno fornito una scusa per ignorare volutamente, compromettendoli, i diritti umani dei palestinesi in molti paesi arabi.
Gli esempi sono abbondanti e talvolta sfociano nella tragicommedia.
Mentre il mondo sta piangendo per il blocco israeliano imposto a Gaza, i media, per qualche sconosciuta ragione, scelgono di ignorare deliberatamente le condizioni dei palestinesi che vivono nei campi in Libano.
Il Libano, un paese con alcune delle forze più ostili a Israele, ha relegato i palestinesi all'interno dei campi per quasi 30 anni.
Tali campi mancano dei fondamentali mezzi di sussistenza o servizi igienici e i palestinesi che vi abitano non sono autorizzati ad avere le cose più elementari come l'acquisto di cemento per ampliare le case per le famiglie in crescita o per ripararle. Inoltre, è difficile per loro lavorare legalmente, gli è addirittura impedito di uscire di loro accampamenti in certe ore.
In confronto i lavoratori palestinesi da Gaza sono ancora in grado di andare a lavorare ogni giorno in Israele, mentre Hamas realizzava la media di un attentato suicida alla settimana fina pochi anni fa, e recentemente lanciando missili quotidianamente sul sud di Israele.
Per non parlare del fatto che Israele permette l'ingresso a Gaza di prodotti alimentari e medicinali, se gestiti attraverso l'Autorità palestinese.
Le atrocità libanesi verso i palestinesi sono state tollerate dalla comunità internazionale, non solo dai media.
Oggi, mentre alcuni comandanti militari di Israele devono pensarci due volte, nel timore di conseguenze legali, prima di visitare Londra o Bruxelles, i leader libanesi che hanno partecipato direttamente a uccisioni di massa di civili palestinesi, durante e dopo la guerra civile libanese, sono diventanti personaggi politici rispettati in tutto il mondo: come Nabih Berri, il leader della milizia sciita Amal, che impose un assedio pluriennale su campi palestinesi impedendogli di approvvigionarsi di acqua e cibo.
Durante l'assedio da parte di Berri i palestinesi furono costretti a mangiare topi e cani per sopravvivere.
Tuttavia, egli è stato l'indiscusso portavoce del parlamento libanese per lungo tempo.
Viaggia spesso per l'Europa e critica Israele per i "crimini contro i palestinesi" in ogni occasione.
Molti altri paesi arabi non sono diversi da Libano nei maltrattamenti e le discriminazioni nei confronti dei palestinesi.
Perché i media scelgono di ignorare questi e si concentrano solo su Israele?
Mentre il muro di sicurezza in fase di costruzione da parte di Israele è diventata un simbolo di "apartheid" per i media, gli stessi media quasi mai affrontano il discorso dei muri e le barriere che stanno isolando da decenni i palestinesi nei campi per rifugiati dei paesi arabi.
Mentre i palestinesi colpiti delle Forze di Difesa israeliane sono in gran parte combattenti impegnati nella guerra con Israele, il mondo ha rapidamente dimenticato il massacro di Sabra e Shatila, in cui cristiani libanesi e miliziani sciiti massacrarono migliaia di donne e bambini palestinesi.
Non sorprende che la stampa internazionale ha accusato Israele di essere responsabile del massacro, nonostante il fatto che le testimonianze dei sopravvissuti al massacro, trasmesse pochi anni fa dalla televisione satellitare Al-Jazeera, confermarono che i comandanti e i soldati IDF non ebbero nulla a che vedere con quel massacro.
La demonizzazione di Israele da parte dei media internazionali ha notevolmente danneggiato gli interessi dei palestinesi coprendo le atrocità degli arabi contro di loro. Inoltre, la demonizzazione di Israele è stata sfruttata da diverse dittature arabe per indirizzare la rabbia dei loro cittadini contro Israele, distogliendo l'attenzione dai loro regimi giustificando ogni atrocità da loro commessa in nome del bisogno di proteggere i loro paesi da "i diavoli sionisti".
Questo gioco è servito ad alcune tra le più note dittature arabe, e funziona ancora oggi, a etichettare ogni opposizione come "un complotto sionista".
Questo modello era servito a Gamal Abdel Nasser per guidare l'Egitto con il pugno di ferro fino alla sua morte, e fu la principale linea di Saddam Hussein, nei suoi ultimi anni di potere, che voleva far passare l'idea che "l'Iraq e la Palestina sono un caso identico".
I media internazionali devono onestamente affrontare la sofferenza dei palestinesi nei paesi arabi smettendo di demonizzare Israele.
Dovrebbero iniziare concentrandosi sulle condizioni dei palestinesi in Medio Oriente.

C'è molto da vedere.

 

Golda Meir

1golda_meir2Possiamo perdonare gli arabi se uccidono i nostri bambini. Ma non possiamo perdonarli se ci costringono ad uccidere i loro. Avremo la pace solo quando gli arabi ameranno i loro bambini più di quanto odino noi.

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