| È questa la soluzione? |
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| Scritto da Cobra Pliskin |
| Mercoledì 28 Luglio 2010 10:25 |
Israele, Gaza e West Bank
In linea del tutto teorica la cosa sembra il cosiddetto uovo di Colombo, la soluzione ideale, ma è veramente così? Siamo davvero certi che gli arabi vogliano uno Stato palestinese o piuttosto lo temono e fanno di tutto perché questo stato non nasca? Andiamo con ordine. Nel 2002 durante un summit della Lega Araba a Beirut vennero "decise" le linee guida per la formazione di uno stato palestinese. Più che linee guida erano delle CONDIZIONI che gli arabi imponevano a Israele. Vediamo queste condizioni e cerchiamo di comprenderle: "... completo ritiro di Israele dai territori occupati nel 1967 incluso le alture del Golan e i territori libanesi ancora in mano ad Israele ..." "... piena applicazione della risoluzione 194 dell'ONU ..." "... costituzione di uno stato palestinese avente Gerusalemme est come capitale ..." La prima condizione vorrebbe trasformare la guerra del 1967 e quella del 1973 in sconfitte a tavolino. La guerra del 1967 (la guerra dei sei giorni) fu la più grossa sconfitta subita dai Paesi arabi. In sei giorni Israele conquistò un territorio più vasto della stessa Israele. Quella del 1973, che secondo l'Egitto fu una vittoria, è in effetti più complicata da decifrare. L'Egitto ebbe senz'altro una "vittoria" strategica ma in termini di territori riconquistati non ottenne nulla. Però quella guerra fu il preludio agli accordi di pace di Camp David del 1978 quando tra Israele e Egitto fu siglato un VERO trattato di pace, e non di semplice non belligeranza, con accordi commerciali e quant'altro. Ma torniamo alle condizioni che gli arabi vorrebbero imporre a Israele. La domanda che s'affaccia subito alla mente è: cosa cavolo c'entrano le alture del Golan, e i territori libanesi con lo stato palestinese? È proprio questa la condizione principale che vorrebbe cancellare con un colpo di spugna la guerra del 1967, ripeto, perduta dagli arabi che vorrebbero trasformarla in una vittoria a tavolino. Le alture del Golan sono argomento che riguarda la Siria e Israele e devono essere decise tra colloqui di pace tra questi due Paesi, la questione palestinese non c'entra un bel niente. Le Fattorie di Sheb'a, che sarebbero i territori libanesi in mano israeliana, è un territorio in contenzioso tra Libano e Siria prima che un problema di conquista israeliana. Comunque non è certo un problema che riguarda i palestinesi. Queste richieste dimostrano ancora una volta come la questione palestinese venga usata dagli arabi per loro tornaconto. I palestinesi sono un'arma creata dagli arabi, trattati come merce e usati per i loro fini, non crediate nemmeno per un minuto che davvero gli arabi siano preoccupati delle sorti dei palestinesi, se ne fottono altamente. Vorrei che questo concetto sia molto chiaro altrimenti non si capisce il problema in tutti i sui aspetti. Passiamo alla seconda condizione. "... piena applicazione della risoluzione 194 dell'ONU ..." Nella risoluzione 194 ci sono, tra gli altri, due punti molto importanti: "... indennizzi per i profughi palestinesi del 1948 e/o il loro diritto al ritorno nei luoghi dove risiedevano: a ogni profugo va garantito di poter scegliere se vuole o non vuole vivere all'interno dei confini d'Israele." "Risolve che, in vista della sua associazione con tre religioni del mondo, la zona di Gerusalemme, tra cui l'attuale comune di Gerusalemme, più circostanti villaggi e città, la più orientale delle quali deve essere di Abu Dis, la più meridionale, Betlemme, la maggior parte occidentali, Ein Karim (compreso anche l'abitato di Motsa), e la maggior parte del Nord, Shu'fat, dovrebbe essere accordata speciale e separato di trattamento dal resto della Palestina e dovrebbe essere posto sotto efficace controllo delle Nazioni Unite" A quanto pare nessuno ha pensato che probabilmente la risoluzione non solo è diventata anacronistica per questioni di età, ma anche per le guerre che si sono succedute tra Israele ed i Paesi arabi. Si vorrebbe la costituzione di uno stato palestinese e la garanzia del ritorno per i palestinesi che hanno lasciato Israele da profughi. E per quanto riguarda Gerusalemme gli arabi nelle loro condizioni la vogliono dividere in modo che Gerusalemme est sia sotto controllo palestinese mentre chiedendo la piena applicazione della risoluzione 194 dell'ONU pretendono che il resto di Gerusalemme sia sotto controllo ONU. Lo scopo mi pare abbastanza chiaro: togliere Gerusalemme, TUTTA, allo Stato di Israele. Per quanto riguarda invece il diritto al ritorno lo scopo è ancora più sottile, quasi diabolico. Il diritto al ritorno, esteso ai discendenti di quei 748.000 arabi che lasciarono Israele, di loro volontà oppure perché "allontanati" dalle autorità israeliane, permetterebbe il ritorno in Israele di non meno di 4 mln di arabi. I conti sono presto fatti, in un sol colpo Israele diventerebbe un Paese a maggioranza musulmana, e lo Stato ebraico? Ricapitoliamo. Si crea uno stato palestinese comprendente West Bank e Gaza, poi, con il diritto al ritorno, si comincerebbe l'islamizzazione di Israele con tutti i problemi e i conflitti che ne conseguirebbero. Ci siamo fino a qui? Bene, proseguiamo. Vediamo ora cosa sarebbe questo stato palestinese, diamo un'occhiata alla West Bank. Il territorio è chiuso tra Israele e Giordania, nessuno sbocco al mare né verso altri Paesi Arabi. I rapporti con Israele non sarebbero migliori di quello che sono attualmente anche perché gli arabi continuano a ritenere lo Stato di Israele territorio "rubato" a loro e nessun accordo farebbe cambiare questa idea anzi, per quanto potrebbe sembrare paradossale, la nascita di uno stato palestinese alimenterebbe ancora di più questa idea portando ad un aumento della conflittualità e del terrorismo. Diventando la West Bank uno stato indipendente chi impedirebbe l'ingresso di armi sempre più sofisticate per combattere contro Israele? Ma Israele non sarebbe il solo problema del nascente stato palestinese, probabilmente il problema più grande, che nessuno sembra vedere, sarebbe proprio la Giordania. Il regno hashemita, a maggioranza palestinese, ha sempre avuto grandi problemi con i "palestinesi senza terra" che dopo la guerra del 1967 si erano spostati in massa in quel Paese creando una sorta di stato nello stato. I guerriglieri palestinesi giravano armati disobbedendo all'accordo che ne prevedeva il disarmo, imponevano addirittura il "pizzo" ai commercianti e rispondevano sparando alle azioni di polizia con le quali la Giordania tentava di portare l'ordine. I campi in Giordania venivano usati dalla guerriglia palestinese per attaccare Israele provocandone la reazione con morti anche tra le truppe giordane e, naturalmente i civili che, come abitudine del terrorismo palestinese hanno sempre costituito uno scudo dietro il quale nascondersi. Gli anni dal 1968 al 1970 furono anni veramente bui per il piccolo paese hashemita. Nel 1970 ci furono una serie di avvenimenti che portarono Re Hussein ad incontrarsi dapprima con Nixon alla Casa Bianca e con Sadat al Cairo. Come conseguenza di questi incontri e dopo vari tentativi dell'OLP di uccidere il monarca hashemitalo, per portare a termine un colpo di stato, Re Hussein proclamò la legge marziale per porre fine alle prepotenze dell'OLP e dei suoi guerriglieri in Giordania. Nel Settembre del 1970 cominciarono gli scontri tra esercito giordano e guerriglieri palestinesi dell'OLP. Le forze armate giordane cominciarono una "pulizia" chirurgica del Paese, entrando nei campi palestinesi massacrando tutti coloro che vi vivevano. Non si è mai saputo esattamente quanti furono i morti, le stime, molto aleatorie, vanno da 3.000 a 8.000 morti. Fatto sta che alla fine Arafat dovette riconoscere la sovranità di Re Hussein sulla Giordania e abbandonare il Paese con i suoi fedeli verso lidi più ... ospitali. Del resto Re Abdullah ha già cominciato l'opera di "depalestinizzazione" (brutto temine) del Paese, privando dei documenti giordani i palestinesi che ci vivono spingendoli verso la West Bank, ha paura dei palestinesi in Giordania? Certo che si, e memore delle vicissitudini del padre vuole correre ai ripari prima che sia troppo tardi. Con una storia del genere alle spalle come è credibile che la Giordania possa vedere di buon occhio uno stato palestinese ai suoi confini? Come estremo paradosso Israele sarebbe l'unico Paese in grado di supportare il nascente stato palestinese, ma con quali risultati? I palestinesi verrebbero accusati dagli altri Paesi Arabi, i fratelli come amano definirli, i traditori della causa araba e sarebbe una buona scusa per isolarli ancora di più e poterli guidare, ancora una volta, contro Israele. Il classico cane che si morde la coda. Ma c'è di più. Come potrebbe sopravvivere uno stato che manca di qualsiasi organizzazione sia economica sia politica? Economicamente i palestinesi dipendono dagli aiuti internazionali che riversano nell'area miliardi di dollari che vengono usati, per la maggior parte, da coloro che guidano il Paese. È noto il "tesoro" di Arafat che venne fuori alla sua morte, 1,3 miliardi di dollari, guadagnati come? Sicuramente non è il solo e molti altri dirigenti palestinesi possono vantare patrimoni altrettanto consistenti realizzati sulle spalle e a spese dei palestinesi che li osannano e li sostengono. Non esistono industrie, non sono autosufficienti da un punto di vista energetico, dovrebbero importare tutto, con quali soldi? È credibile che le eventuali tasse possano essere sufficienti? Quanto denaro potrebbe incamerare uno stato la cui economia è prevalentemente rurale? Lo stato palestinese avrebbe bisogno ancora maggiormente degli aiuti internazionali. Per quanto tempo la comunità internazionale sarebbe disposta a mantenere uno stato indipendente? E quando questi aiuti finiranno, perché prima o poi accadrà, cosa succederà? A quanto pare nessuno si pone questi problemi, siamo tutti così affascinati dalla soluzione "due stati due popoli" che non badiamo al resto. Conclusione? Sono convintissimo che è questa l'unica soluzione ma sono altresì convinto che la comunità internazionale non può sperare che questa risolva in un solo colpo tutti i problemi. Certo non risolverà il problema terrorismo che verrà, probabilmente, aggravato, non migliorerà il tenore di vita dei palestinesi che continueranno ad essere vittime dei loro dirigenti e non risolverà il problema della sicurezza di Israele che oltre ai Qassam da Gaza dovrà badare anche a quelli provenienti dalla West Bank. Esagerato? No, forse sono solamente realista, molto più realista di quanti, con ipocrisia, vedono la soluzione senza badare alle conseguenze. |
Golda Meir
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