Home Ebraismo Storia La storia, questa sconosciuta
La storia, questa sconosciuta PDF Stampa E-mail
Scritto da Cobra Pliskin   
Sabato 17 Luglio 2010 08:58
israel13
Kothel, Gerusalemme
Uno degli argomenti più usato da coloro che vogliono dimostrare che Israele avrebbe rubato la terra ai palestinesi è l'acquisto dei terreni da parte degli ebrei che andavano in Palestina dalla metà dell'800 per salvarsi dai pogrom che erano diventati abituali nei Paesi dell'Europa dell'est.
Già il termine "acquisto" dovrebbe far capire che "rubare" non è il termine adatto. Se c'è uno che compra c'è chi vende e questo mi pare anche ovvio.
Sulla base di questo ragionamento allora gli extracomunitari che acquistano una casa in Italia stanno rubando?
Mi si dirà: no, non stanno rubando, però se dopo aver comprato le case di un intero quartiere pretendono di dichiarare quel quartiere come parte di uno stato a se stante allora si che la cosa assume altre e ben diverse connotazioni.
Vero, ma l'Italia è una nazione con un territorio ben definito, leggi e regole riconosciute da tutti gli organismi internazionali.
La Palestina dell'800 era una landa desolata facente parte dell'impero ottomano, abitata da arabi e ebrei, le cosiddette terre coltivabili erano in parte piccoli fazzoletti attorno ad una fonte di acqua, la stragrande maggioranza di queste terre erano invece solo deserto.
Dopo la prima guerra mondiale la Palestina entrò a far parte del cosiddetto "Mandato Inglese", non era una nazione, non aveva una capitale e, soprattutto, non esisteva un nazionalismo arabo che ne rivendicasse il possesso.
Il nazionalismo arabo venne "sollecitato" come risposta al nazionalismo ebraico, spesso con l'aiuto degli inglesi che ritenevano di poter mantenere in piedi il loro "mandato" favorendo gli scontri tra le due entità, araba e ebraica, mostrando così al resto del mondo quanto fosse necessaria la presenza inglese in quell'area al fine di evitare dei massacri.
Gli ebrei avevano portato in Palestina un nuovo modo di vivere e un'organizzazione civile che non si era mai vista in quelle zone, scuole, ospedali, sindacati, ed una sorta di auto governo che aveva lo scopo di provvedere a tutti i bisogni della comunità ebraica.
Gli arabi non avevano nulla di tutto ciò, la loro organizzazione era ancora tribale, con la predominanza di alcune famiglie di "effendi" su tutto il resto della comunità.
Spesso questi "effendi" avevano ricevuto terre e ricchezza grazie ai servigi resi all'autorità ottomana ed il loro unico interesse era veder crescere le proprie ricchezze personali.
L'arrivo degli ebrei segnò per costoro, i possessori delle terre, un ulteriore, e insperato, modo per poter guadagnare soldi attraverso la vendita dei loro latifondi.
"L'offerta araba di terreni eccedette sempre la domanda da parte degli ebrei." (K.Stein, 1984).
Il sindaco di Gerusalemme tra il 1920 e il 1934, Raghib al-Nashashibi, fu uno di quelli che trasse grandi introiti dalla vendita delle sue terre agli ebrei.
È credibile che un "nazionalista arabo" venda le proprie terre alla controparte ebraica il cui nazionalismo era già noto da decine di anni?
Non mi pare proprio.
Piuttosto è la dimostrazione dell'inesistenza del nazionalismo arabo.
 
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