| Attacco si, attacco no |
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| Scritto da Cobra Pliskin |
| Mercoledì 16 Giugno 2010 10:01 |
Ahmadinejad
Se fossimo a teatro sarebbe come assistere a Sei Personaggi in Cerca di Autore con l'unica differenza che qui i personaggi sono molti di più. Proviamo a vederli tutti. Da una parte, apparentemente da solo, c'è Adolf da Teheran che continua a fare la voce grossa temendo l'inasprimento delle sanzioni che a quanto pare stanno facendo male, altrimenti non si spiegherebbe questo suo agitarsi. Che facciano male lo dimostrano anche le dichiarazioni della Corea del Nord che ha minacciato guerra aperta in caso di nuove e più pesanti sanzioni nei suoi confronti. Nello schieramento avverso c'è Obama, presidente degli Stati Uniti, che pare statico, anche perché molti si aspettano da lui una dimostrazione di forza, alla Bush tanto per intenderci,che tarda ad arrivare. Gli Stati Uniti si stanno però muovendo cercando di formare una coalizione di Paesi, occidentali e non, che siano pronti anche alla guerra. E che qualcosa si stia muovendo lo dimostra anche la divulgazione della notizia secondo la quale l'Arabia Saudita avrebbe aperto il suo spazio aereo al passaggio degli aerei israeliani. Veramente l'accordo è di qualche mese fa, come avevo già scritto, non creduto, precedentemente, e farebbe pensare ad un imminente attacco israeliano ai siti nucleari iraniani. Questa decisione saudita la si può senz'altro accreditare come un successo dell'amministrazione Obama essendo poco credibile che un accordo del genere possa essere venuto dalla sola azione diplomatica israeliana. Oltre all'Arabia Saudita ci sono anche Giordania (dopo vedremo perché è tanto importante) ed Egitto, Paesi arabi moderati che, come l'Arabia Saudita, mal sopportano il regime iraniano ed il suo capetto nazi-islamico. Questi tre Paesi, specialmente l'Egitto, devono muoversi con molta circospezione a causa dei movimenti fondamentalisti islamici interni che potrebbe in ogni momento creare problemi ai rispettivi regimi. Un esempio per tutti è la Società dei Fratelli Musulmani (in Egitto), genitore di Hamas, che guarda con simpatia al regime iraniano. L'altro forte componente della colazione contro l'Iran sarebbe l'Unione Europea. Sulla carta sarebbe un soggetto unico ma nella realtà i soggetti sono molti di più. La Germania, che ha grandissimi interessi economici in Iran sembra restia ad un eventuale attacco militare. La Francia vive nel ricordo che risale alla fine dell'impero ottomano, quando il Medio Oriente fu diviso, come responsabilità, tra Francia e Inghilterra, e vorrebbe avere più voce in capitolo. L'Inghilterra che continua a vivere il suo odio-amore con l'alleato americano e, da non dimenticare, ha al suo interno una fortissima minoranza islamica che è capace di condizionarla. L'Italia è sempre pronta ad affiancare l'alleato statunitense ma un'altra guerra, e questa volta non si tratterebbe di una passeggiata come con l'Iraq, creerebbe moltissimi problemi politici nella stessa maggioranza. Uscendo poi dalla comunità europea ci sono i quattro Paesi nelle cui mani pare siano le sorti di questa vicenda: Cina, Russia, Turchia e Israele. La Cina utilizza i suoi veti alle Nazioni Unite più per motivi economici che per convinzioni ideologiche. Per supportare la sua crescita economica ha bisogno che i mercati occidentali siano aperti alle sue esportazioni, cosa che, per diversi motivi, non sta avvenendo per cui ogni risoluzione che riguarda sanzioni contro Iran e Corea vengono "vendute" in cambio di accordi commerciali a lei più favorevoli. La Russia si è offerta di arricchire l'uranio iraniano in modo da avere una forma di controllo sul modo in cui questo sarà usato ma ha un grosso problema con i Paesi islamici che una volta facevano parte dell'impero sovietico ed è chiaro che questi paesi sono sobillati dallo stesso Iran, ultimamente le minacce di Adolf da Teheran sono soprattutto rivolte contro di essa. La Turchia ha una delle posizioni più complesse in tutto lo scacchiere. Si è auto nominata paladina della causa palestinese, intrattiene strettissimi rapporti con l'Iran e sta rovinando sempre di più il discreto rapporto che aveva con Israele, perché? Erdogan, il primo ministro turco, ha capito che il regime iraniano non potrà durare in eterno e nel momento in cui dovesse cadere si libererebbe un posto alla guida delle masse islamiche. Chi meglio di un Paese semi-europeo, che fa parte della NATO, ma islamico potrebbe prenderne il posto? Sarebbe una sorta di ritorno al vecchio impero ottomano così miseramente smembrato alla fine della prima guerra mondiale, il sogno della Grande Turchia. Tra l'altro sa benissimo che la anche la presenza americana in Iraq non potrà durare in eterno, e questo Paese sarebbe un partner eccezionale con un problema comune: la minoranza curda. Veniamo a Israele. Il più interessato al nucleare iraniano che sarebbe una spada di Damocle sulla sua testa minacciandone la stessa esistenza. Nel passato ha agito motu proprio attaccando, ad esempio, il sito nucleare iracheno e, ultimamente, la fabbrica di armi in territorio siriano. Secondo molti esperti mediorientali un attacco contro i siti nucleari iraniani sarebbe imminente ed i segnali ci sono. A onor del vero sono almeno due anni che l'Unità 669, Airborne Rescue And Evacuation Unit, ha intensificato le sue esercitazioni evidentemente per prepararsi meglio alla "estrazione" dalla zona di guerra di eventuali piloti il cui aereo venga abbattuto. La stessa divulgazione del permesso saudita all'attraversamento del suo spazio aereo lascerebbe pensare ad un attacco imminente, ma l'impresa non è così facile. I siti nucleari iraniani più importanti sono: Bonab, Domghan, Esfahan, Karay e Bushehr. Tra di essi solo quest'ultimo, situato sul mare nella parte sud-ovest del Paese, potrebbe essere raggiunto sorvolando lo spazio aereo saudita. Gli altri quattro si trovano tutti nel nord del Paese per cui la direttrice più comoda passerebbe attraverso Giordania e Iraq. Tra l'altro il sito di Esfahan, ritenuto il più importante, è difficilmente attaccabile dal cielo a causa della sua dislocazione protetta da alte montagne. C'è di che far tremare i polsi anche ai più abili pilota di caccia di questo mondo e la decisione di "provare" l'attacco arriverebbe solo nel momento in cui ci si dovesse rendere conto che l'Occidente non è in grado di risolvere il problema. Un eventuale attacco potrebbe avere buone possibilità di riuscita solamente se avvenisse in contemporanea su tutti i siti, ma questo comporta un larghissimo spiegamento di forze. Facciamo un po' di conti. Sarebbero necessari 5 gruppi distinti, uno per ogni sito, diciamo almeno tre aerei per ogni gruppo, sarebbero poi necessari degli aerei-cisterna per il rifornimento in volo, uno per il gruppo che dovrebbe attaccare Bushehr ed almeno due per i gruppi destinati agli altri quattro siti. In totale ci vorrebbero non meno di 18 velivoli. Ma non basta. Un eventuale attacco porterebbe senz'altro ad una reazione iraniana che inizierebbe con il lancio di missili, a testata convenzionale, sulle principali città israeliane. Come si può dare il via ad un attacco del genere senza aver prima preparato la popolazione a difendersi dal contrattacco? Ma questo comporterebbe il pericolo di una fuga di notizie che metterebbe in forse la riuscita dell'operazione. Del resto Israele sa benissimo che anche in caso di attacco occidentale all'Iran, senza la sua partecipazione, la reazione iraniana sarebbe innanzitutto contro di essa, bel problema. Vero è che Israele ci ha abituati a missioni impossibili ma questa volta le difficoltà sembrano davvero insormontabili. Al momento siamo in una fase di stallo completo. Tutti i principali protagonisti pare stiano attendendo le mosse degli altri e la situazione potrebbe evolvere nel giro di poche ore. Nel passato ho sempre ritenuto il prossimo mese di Settembre come il più adatto all'inizio di un eventuale operazione militare contro l'Iran, ma il tempo passa ed i segnali non ci sono e intanto l'Iran annuncia la costruzione di un secondo reattore nucleare. La sfida continua e al momento l'unico vincitore è l'Iran. |
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