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Aggredito Lars Vilks PDF Stampa E-mail
Scritto da Michael Sfaradi   
Giovedì 13 Maggio 2010 00:00
lars_vilks
Lars Vilks
Il vignettista svedese Lars Vilks, noto per aver pubblicato delle immagini raffiguranti Maometto, è stato aggredito all’interno di un’università svedese. La cosa non ci stupisce, sappiamo quanto siano rancorosi gli esagitati islamici e di quale memoria inossidabile siano dotati. Pertanto non c’è speranza che la questione passi nel dimenticatoio e, considerando che la vicenda di Theo Van Gogh fa da esempio agli esagitati, è scontato che Lars Vilks dovrà continuare, per il resto della vita, a girare con una scorta armata e a fare i conti con i pericoli e le minacce che immancabilmente continuerà a trovare sul suo cammino. Martedì scorso, proprio mentre teneva, davanti a circa 200 studenti, una conferenza sui limiti della libertà artistica è stato oggetto di un’aggressione. Secondo l’agenzia di stampa svedese TT il vignettista stava mostrando ai presenti un film provocatorio di una coppia di uomini nudi con delle maschere di Maometto quando un ascoltatore si è alzato dalla prima fila e gli si è lanciato contro. Nel parapiglia altre tre persone si sono scagliate sul disegnatore in quello che, secondo alcuni presenti, era un vero e proprio pestaggio pianificato a tavolino. Le immagini mostrate, chiaramente provocatorie ed irrispettose, avevano fin da subito provocato le legittime proteste da parte del pubblico, purtroppo però si è rapidamente passati dalle proteste alle vie di fatto. Vilks nel 2007 aveva pubblicato una vignetta raffigurante Maometto con il corpo di un cane e da allora vive un’esistenza da recluso. E’ giusto anche ricordare che in Danimarca il caricaturista Kurt Westergaard è stato il bersaglio di un tentato omicidio quando un ventottenne, membro di organizzazioni islamiche e armato di accetta e coltello, si è introdotto nella sua abitazione. Nel 2005 Westergaard aveva disegnato Maometto con un turbante a forma di bomba per il giornale danese Jyllands-Posten. Che i vignettisti riescano con facilità a superare i limiti del buon gusto è un dato di fatto, ma la democrazia occidentale ci insegna che esistono modi civili per esprimere il proprio disappunto. Se non si è d’accordo con quanto scritto o
disegnato ci sono due strade percorribili: si contesta mettendo in chiaro il proprio punto di vista, oppure, se ci si sente offesi, si
querela il giornale che ha pubblicato la vignetta o l’articolo diffamatorio e si trascina il giornalista,il direttore e l’editore davanti ad un
giudice chiedendo pubbliche scuse e un congruo risarcimento, rimettendo così il contendere nelle mani della magistratura.
Noi non vogliamo entrare nel merito delle vignette, dei cortometraggi o dei cartoni animati (anche gli autori dei cartoons “South Park”,
a causa di un personaggio che raffigura il profeta Maometto, hanno ricevuto una fatwa) che hanno preso di mira la religione islamica,
ma della reazione che esse hanno provocato e continuano a provocare. La libertà di espressione è seriamente messa in pericolo dagli
animi di soggetti violenti che anche in Occidente pretendono di agire secondo leggi che sono lontane dal modo democratico terrorizzando, e spesso aggredendo, quelli, e sono purtroppo ormai pochi, che non hanno alcuna intenzione di barattare
il diritto all’espressione con il “politicamente corretto”. Ciò che ci lascia sconcertati è la quasi totale mancanza di solidarietà parte
dei Media nei confronti di coloro che sono stati oggetto di queste violenze di matrice islamica, e, quando viene espressa, non è mai
immediata ed è sempre elargita con parsimonia ed in sordina. Non solo non c’è stata “una levata di scudi” in difesa del diritto di espressione, bene comune a tutti, ma in questa vicende, sicuramente per timore di ritorsioni di ogni tipo, da troppo tempo siamo testimoni di un gioco a nascondino dove si riportano i fatti per dovere di cronaca evitando commenti che potrebbero urtare quegli “animi sensibili” Il punto è, inutile girarci intorno, che se vogliamo mantenere intatto il mondo in cui viviamo non dobbiamo permettere a
nessuno di cambiarlo con la violenza e dobbiamo chiedere alle istituzioni democratiche europee di smetterla con inutili speculazioni
politiche e di assumere il giusto comportamento prima che sia troppo tardi.
 

Golda Meir

1golda_meir2Possiamo perdonare gli arabi se uccidono i nostri bambini. Ma non possiamo perdonarli se ci costringono ad uccidere i loro. Avremo la pace solo quando gli arabi ameranno i loro bambini più di quanto odino noi.

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