| L’ingresso non è consentito a cani e israeliani |
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| Scritto da Michael Sfaradi |
| Martedì 16 Marzo 2010 09:15 |
Il manifesto
Questo messaggio è su un manifesto appeso all'ingresso di numerosi negozi di Petra, in Giordania. Sui giornali israeliani, che pubblicano la foto del manifesto scritto in lingua inglese, non sono mancate risatine compiaciute da parte di turisti provenienti da ogni angolo di mondo, Europa compresa. Questi cartelli, non ancora rimossi, fanno capire quanto siano fragili i rapporti fra lo Stato ebraico e le nazioni con le quali esistono dei trattati di pace. Questi manifesti che si ispirano a ciò che accadde in Europa durante il nazismo, la dicono lunga sui sentimenti antiebraici da sempre presenti nella società araba, ma ciò che lascia attoniti è il silenzio intorno a questa vicenda. Nessuna nazione dell'Unione Europea ha a tutt'oggi chiesto spiegazioni ad Amman, mentre i media internazionali hanno ignorato la notizia o la hanno relegata ad un piccolo trafiletto. Noi crediamo invece che si tratti di un atto estremamente grave innanzitutto perché questo è il "Modus Operandi" del più bieco e tracotante antisemitismo e poi perché è accaduto in una nazione come la Giordania che l'Italia considera un ponte fra l'Europa e il mondo islamico. Non osiamo immaginare quali e quante accuse di Apartheid sarebbero state rivolte ad Israele nel caso in cui le parti fossero state invertite, con le conseguenti condanne all'Onu e richieste di boicottaggi di ogni tipo. Un altro motivo di tensione è che ieri, lunedì 15 marzo, è stata inaugurata, nell'antico quartiere ebraico di Gerusalemme, la terza sinagoga "Hurva". La prima fu distrutta nel 1721, la seconda ricostruita nel 1864 fu fatta saltare in aria nel 1948 dall'esercito giordano. Il nuovo edificio è già il simbolo del rinato quartiere ebraico della Città Vecchia ed è il segno evidente dell'ebraismo rifiorito in Terra di Israele. Dopo 62 anni ci sarà di nuovo una cupola ebraica a Gerusalemme, insieme alle due islamiche sulla spianata del Tempio e quelle cristiane del Santo sepolcro. Secondo informazioni di intelligence il tam-tam islamico si è già messo in moto, ed anche se si tratta di una costruzione all'interno del quartiere ebraico, le autorità islamico-palestinesi della Cisgiordania, di Gaza e i vertici di Hamas a Damasco, hanno esortato la popolazione a non accettare nuovi simboli ebraici all'interno della città. Le autorità israeliane, che già da diversi giorni limitano il passaggio degli uomini sotto i 40 anni di età dalla Cisgiordania verso Gerusalemme, si aspettano disordini e contestazioni, da parte della popolazione araba gerosolimitana, più importanti di quelli che hanno caratterizzato i due ultimi venerdì di preghiera islamica. Al fine di far mantenere l'ordine pubblico sono stati mobilitati oltre 3000 agenti in tenuta antisommossa coadiuvati da reparti della polizia. Una profezia del Gaon di Vilna (Genio di Vilna), Rabbino vissuto a Vilna fra il 1720 e il 1797, affermerebbe che la 3a ricostruzione della sinagoga Hurva sarà il segnale per ricominciare la costruzione del 3° tempio di Gerusalemme, dopo quelli di Salomone ed Erode distrutti dai babilonesi e dai romani. Questa profezia, che negli ultimi giorni passa di bocca in bocca, sta infiammando gli animi nel quartiere ebraico. Si tratta unicamente delle parole di un cabalista, ma nella città sacra dove la religiosità e la mistica si respirano nell'aria, hanno indubbiamente il loro peso. La Cabala potrebbe riservare delle sorprese? Ai posteri l'ardua sentenza. |
Golda Meir
Possiamo perdonare gli arabi se uccidono i nostri bambini. Ma non possiamo perdonarli se ci costringono ad uccidere i loro. Avremo la pace solo quando gli arabi ameranno i loro bambini più di quanto odino noi. |
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Possiamo perdonare gli arabi se uccidono i nostri bambini. Ma non possiamo perdonarli se ci costringono ad uccidere i loro. Avremo la pace solo quando gli arabi ameranno i loro bambini più di quanto odino noi.



















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