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Vassily Grossman e la censura sovietica PDF Stampa E-mail
Scritto da A.Toscano   
Martedì 24 Novembre 2009 00:20
grossman
Vassily Grossman
Il nome di Vassily Grossman e del suo romanzo "Vita e destino" sono tornati recentemente alla ribalta.
Questo romanzo-fiume, grazie al passaparola, è diventato un best seller, anche se si tratta di un volume di enorme complessità a causa sia della mole, sia della difficoltà per gli stranieri di memorizzare centinaia di nomi russi con patronimico, cognome, diminutivi, sia per la quantità di storie che s'intersecano.
Ma ben prima di "Vita e destino" un altro libro di Grossman era diventato famoso. Vassily Grossman (vero nome Iosif Solomonovich Grossman) era nato in una famiglia ebrea emancipata in Ucraina nel 1905. Non ricevette un'educazione religiosa. Suo padre era un menscevico e il giovane Vassily aderì con fervore alla rivoluzione russa del 1917. Studiò Ingegneria all'Università di stato di Mosca e lavorò come ingegnere minerario nel bacino del Donets fino agli anni '30, anche se scriveva fin dai tempi del liceo novelle e racconti.
Il suo racconto "Nella città di Berdichev" gli valse i complimenti e l'incoraggiamento di Maksim Gorkji e di Mihail Bulgakov. Verso la metà degli anni 30 Grossman lasciò il lavoro e decise di dedicarsi completamente alla letteratura.
Nel 1937 venne accettato dall'Unione degli Scrittori. Quando la Germania nazista invase l'Unione Sovietica ed ebbe inizio quella che i sovietici chiamano la Grande Guerra Patriottica nel 1941, la città natale di Grossman fu occupata e sua madre fu tra le 20,000 o 30,000 vittime ebree del massacro di Berdichev.
Grossman in modo traumatico riscoprì le proprie origini ebraiche e cercò forse il modo di rendersi utile ai suoi simili: pur essendo stato esentato dal servizio militare, partì ugualmente per il fronte come inviato per il giornale dell'Armata Rossa Krasnaja zvezda (La stella rossa). Fu così testimone oculare della battaglia di Mosca, della battaglia di Stalingrado, della battaglia di Kursk e della battaglia di Berlino. Oltre ai reportage pubblicava anche racconti (Il popolo è immortale, Per giusta causa). La sua enorme attività e la sua costante presenza sui luoghi più pericolosi lo rese una specie di eroe di guerra. Grossman nel 1943 fu uno dei primi giornalisti a entrare nei campi di sterminio di Treblinka e Majdanek.
Il suo articolo "L'Inferno di Treblinka" (1944) fu utilizzato dal tribunale di guerra di Norimberga come prova a carico dei nazisti.
Nel 1944-1945 Grossman e I. Ehremburg, altro famoso corrispondente di guerra, raccolsero tutta la documentazione di prima mano che avevano raccolto sulle atrocità naziste nei confronti degli ebrei e ne ricavarono un libro in due volumi scritto in yiddish dal titolo "Assassinio del popolo", e lo recapitarono alla neonata CEA, il Comitato Ebraico Antifascista. Copie del libro furono inviate nel 1946 negli Stati Uniti, in Israele (allora protettorato britannico della Palestina) e in Romania. Parti del libro furono tradotte in inglese e immediatamente pubblicate con il titolo "Il Libro Nero". Uno dei manoscritti originali è conservato allo Yad Vashem.
In Unione Sovietica le cose andarono molto diversamente: secondo Ehremburg, la commissione della censura letteraria non diede l'assenso alla pubblicazione nel 1944 (Se il libro verrà bene, forse lo pubblicheremo... ma non siamo noi gli autori, gli autori sono stati i nazisti... che cosa significa "se verrà bene", non è un romanzo, è un documento!).
Il libro venne stampato in forma parziale da un editore yiddish, ma l'intera edizione, i piombi, il manoscritto furono distrutti.
Prima i censori ordinarono cambiamenti radicali al testo per occultare il carattere specificamente antisemita delle atrocità, poi per minimizzare l'attiva partecipazione degli Ucraini che collaborarono con i nazisti allo sterminio degli ebrei. Nel 1948 l'edizione del libro venne definitivamente cancellata, mentre la CEA venne smantellata e la maggior parte dei componenti fu soppressa nel 1952 (cfr. articolo La notte dei poeti assassinati).
Le purghe staliniane del dopoguerra, che dimostrarono in modo palese il virulento antisemitismo del regime, furono fonte di grave crisi personale in Grossman, che fu costretto a rendersi conto che l'odio per gli ebrei in Unione Sovietica era altrettanto diffuso quanto nella Germania nazista, che la politica sovietica non aveva mantenuto le promesse e gli ideali della rivoluzione. Oltre a questo, criticò aspramente la campagna di collettivizzazione e la persecuzione dei kulaki, scrivendo che il regime scientemente faceva morire di fame i contadini e i loro bambini in Ucraina, nella regione del Don e del Kuban.
Naturalmente, a causa delle continue minacce del regime, i romanzi successivi di Vasily Grossman non vennero mai editi. Nel 1959 aveva completato il romanzo "Vita e destino" e lo sottopose alla commissione di censura. Immediatamente il KGB irruppe nel suo appartamento, sequestrò manoscritto, copie carbone, appunti, il nastro della macchina per scrivere e la macchina per scrivere stessa. Dopo la morte di Stalin, nel periodo detto del disgelo, Grossman scrisse a Krusciov, chiedendo libertà per il suo libro. La risposta del Politburo fu che prima che il libro venisse pubblicato avrebbero dovuto passare almeno trecento anni.
"Vita e destino", come pure "Tutto scorre" del 1961 vennero considerati atti di tradimento del regime e Grossman fu ridotto allo stato di "non persona". Probabilmente non venne giustiziato perchè la sua fama di eroe di guerra era ancora viva.
Ma di "Vita e destino" non esisteva un manoscritto solo, almeno tre copie erano state affidate ad amici che le custodirono accuratamente nascoste per svariati anni (pare che una copia sia stata conservata nei tubi che formavano un letto). Il fisico dissidente Andrei Sacharov microfilmò il manoscritto, che riuscì a uscire dall'URSS.
Nelle sue ultime volontà, prima di morire per cancro nel 1964, Grossman aveva espresso il desiderio che se mai la sua opera più grande fosse stata stampata, la prima edizione avrebbe dovuto essere in lingua russa. Perciò nel 1980, finalmente, a Ginevra, "Vita e destino " fu pubblicato.
La prima edizione italiana risale al 1983, editore Jaca Book.
Durante la glasnost' di Mihail Gorgaciov, venne pubblicato nel 1988 anche in URSS, e un'edizione successiva, rimaneggiata e corretta grazie al ritrovamento fortunoso degli altri manoscritti uscì nel 1989, anno in cui venne finalmente pubblicato anche "Tutto scorre".
 
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