| Rosh Hashanà |
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| Scritto da Administrator |
| Lunedì 10 Settembre 2007 05:43 |
Mercoledì all'imbrunire è festa, è Rosh Hashana, letteralmente testa dell'anno, o per meglio dire capo d'anno. E come ogni festa ebraica ci è ordinato di dedicarla al Signore, di esimerci da qualsiasi attività lavorativa. Ed è d'uso mangiare una mela con il miele, nella speranza di un anno che dia frutti dolci, così come mangiare il melograno, ma la particolarità non è ciò che mangiamo ma la benedizione bore peri haetz (che dà il frutto dall'albero) che viene seguita dal Yehi ratzon (sia volontà), anziché dal classico amen. Anche se in merito c'è chi afferma che il bore peri haetz deve essere preceduto dal Yehi ratzon, molto contestata in quanto si afferma che l'yehi ratzon è una richiesta di favori che non può precedere la benedizione stessa che è una lode a Dio.[1]Il settimo mese, il primo giorno del mese terrete una sacra adunanza; non farete alcun lavoro servile; sarà per voi il giorno dell'acclamazione con le trombe. Ma è anche una festa mesta in quanto si dice che Hashem è seduto sul suo trono del giudizio e quindi ci risulta perlomeno complicato gioire, in questo giorno solo I buoni vengono iscritti per un anno buono nel libro della vita, mentre i meno buoni dovranno aspettare fino ad yom kippur. [7]Il decimo giorno di questo settimo mese terrete una sacra adunanza e vi mortificherete; non farete alcun lavoro . Ed è per questo motivo che dall'inizio del mese di Elul (l'ultimo dell'anno) che il nostro pensiero dalla preoccupazione naturale per il futuro lo rivolgiamo al passato, al nostro passato, a tutte quelle azioni degne di esame compiute nel corso dell'anno. E nel giorno di Rosh Hashanà nella parascià leggeremo di Abramo Isacco e Giacobbe, i patriarchi amati che grazie alla promessa Divina fatta a loro abbiamo ereditato eretz Israel. Abramo che ci è da esempio dell'amore per il Signore, è lui in particolare il più amato, grazie sempre a lui che Sara sua moglie ha potuto avere Isacco in età così avanzata. [10]Il Signore riprese: «Tornerò da te fra un anno a questa data e allora Sara, tua moglie, avrà un figlio». Ed è sempre grazie ad Abramo che Sara ha potuto sorridere impunita quando seppe che avrebbe avuto un figlio, ed ancora mentire al Divino dicendo che non aveva riso. [12]Allora Sara rise dentro di sé e disse: «Avvizzita come sono dovrei provare il piacere, mentre il mio signore è vecchio!». [13]Ma il Signore disse ad Abramo: «Perchè Sara ha riso dicendo: Potrò davvero partorire, mentre sono vecchia? [14]C'è forse qualche cosa impossibile per il Signore? Al tempo fissato tornerò da te alla stessa data e Sara avrà un figlio». [15]Allora Sara negò: «Non ho riso!», perchè aveva paura, ma quegli disse: «Si, hai proprio riso». Ed è sempre in questo grande amore di Abramo che dobbiamo riconoscerci, che dobbiamo, nel nostro piccolo, cercare di emularlo, è sarà sicuramente di buon auspicio festeggiare l'arrivo del nuovo anno nel pensiero del nostro amore verso il Signore, e nel farlo non potremo che gioirne. Shanà tovà |
Golda Meir
Possiamo perdonare gli arabi se uccidono i nostri bambini. Ma non possiamo perdonarli se ci costringono ad uccidere i loro. Avremo la pace solo quando gli arabi ameranno i loro bambini più di quanto odino noi. |
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Ed è d'uso mangiare una mela con il miele, nella speranza di un anno che dia frutti dolci, così come mangiare il melograno, ma la particolarità non è ciò che mangiamo ma la benedizione bore peri haetz (che dà il frutto dall'albero) che viene seguita dal Yehi ratzon (sia volontà), anziché dal classico amen. Anche se in merito c'è chi afferma che il bore peri haetz deve essere preceduto dal Yehi ratzon, molto contestata in quanto si afferma che l'yehi ratzon è una richiesta di favori che non può precedere la benedizione stessa che è una lode a Dio.
Possiamo perdonare gli arabi se uccidono i nostri bambini. Ma non possiamo perdonarli se ci costringono ad uccidere i loro. Avremo la pace solo quando gli arabi ameranno i loro bambini più di quanto odino noi.



















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