| Lo Shemà |
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| Scritto da Azil |
| Martedì 05 Dicembre 2006 10:56 |
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Lo Shemà è la preghiera primaria dell'ebraismo e come tale è conosciuta da molti, essendo molto presente con i più svariati commenti sù internet, raggiungibilre da quasi tutti i motori di ricerca.
Il primo verso, (Ascolta, o Israele, il nostro Signore è il nostro Dio, il Signore è Uno), è la dichiarazione dell'assoluta Unità di Dio, base fondamentale dell'ebraismo. Quando si recita questo verso senza indossare il talled, il manto della preghiera, si pongono il pollice e l'indice della mano destra sugli occhi, e finita la recita si baciano le dita. Invece indossando il talled, si prendono le 4 frange del manto riunendole in un cordone unico, che si pone sugli occhi, facendo seguire il bacio sui zizzith (frange) stessi. Il secondo verso (Benedetto il Nome del Suo Glorioso regno in eterno) si recita invece sottovoce, salvo per Yom Kippur (il digiuno dell'espiazione) dove la recita avviene invece ad alta voce. Questo verso è l'unico che non fà parte della Torà (Pentateuco) ed era pronunciato nel Tempio di Gerusalemme dal popolo, in risposta al Grande Sacerdote, quando quest'ultimo nel suo servizio nominava il nome di Dio.
Procedendo nella preghiera quando si giunge ai versetti che iniziano con: State attenti che il vostro cuore non sia tratto in errore, che
voi vi scostate da Me, e prestate culto ad altre divinità e vi prostate a loro, si fa una leggera pausa per staccarli dalle benedizioni che ci giungono dall'osservanza dei precetti. Ma secondo altri riti oltre la pausa, si leggono queste parole ammonitrici sottovoce.Nella parte finale quando si nomina il precetto di farsi delle frange agli angoli dei vestiti, è uso accostare le frange del talled agli occhi e baciarle come descritto all'inizio, questo per tre volte quante sono le volte che vengono nominate le frange stesse. Giungiamo così alla fine della recita dello Shemà, dove l'officiante ripete le ultime tre parole Adonai Elohechem Emet, questo in quanto i brani dello Shemà contengono complessivamente 245 parole, e con questa ripetizione si arriva a 248, che corrispondono sia al numero delle ossa del corpo umano, che ai precetti affermativi presenti nella Mishnà, la grande e sistematica opera di raccolta di insegnamenti della Torà orale. Spero di essere stato esauriente, cordialmente saluto tutti i lettori. |
Golda Meir
Possiamo perdonare gli arabi se uccidono i nostri bambini. Ma non possiamo perdonarli se ci costringono ad uccidere i loro. Avremo la pace solo quando gli arabi ameranno i loro bambini più di quanto odino noi. |
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Pertanto non andrò a commentare o spiegare cos'è lo Shemà ma racconterò della ritualità che lo accompagna, cosa ben poco conosciuta, e se qualcuno si troverà ad assistere ad una funzione ebraica capirà quelle piccole gestualità che vedrà.
voi vi scostate da Me, e prestate culto ad altre divinità e vi prostate a loro, si fa una leggera pausa per staccarli dalle benedizioni che ci giungono dall'osservanza dei precetti. Ma secondo altri riti oltre la pausa, si leggono queste parole ammonitrici sottovoce.
Possiamo perdonare gli arabi se uccidono i nostri bambini. Ma non possiamo perdonarli se ci costringono ad uccidere i loro. Avremo la pace solo quando gli arabi ameranno i loro bambini più di quanto odino noi.



















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